Don Guido Bortoluzzi e la Genesi: creazione, peccato originale e genetica

Una nuova luce sul mistero delle origini superando il conflitto tra Creazione ed Evoluzione

Oggi vorrei toccare un tasto tanto delicato quanto profondo. Un tema che mi sta talmente a cuore da spingermi a mettermi in gioco in prima persona, consapevole che potrei incrinare la buona opinione di più di qualcuno…

Sto parlando di una particolare “rivelazione privata”: quella ricevuta dal sacerdote veneto don Guido Bortoluzzi nella seconda metà del secolo scorso, relativa alla vera natura del peccato originale. Mi accingo quindi a trattare il tema nel dettaglio, con la speranza di fare chiarezza e non alimentare la confusione che purtroppo già avvolge questo mistero.


Il vicolo cieco del dibattito contemporaneo

Per oltre un secolo, il dibattito sull’origine dell’uomo è rimasto ostaggio di una sterile polarizzazione.

Da un lato, il materialismo evoluzionista riduce la comparsa dell’ibrido umano a un mero accidente biologico — una sequenza di mutazioni casuali guidate dalla selezione naturale — fallendo strutturalmente nello spiegare il salto ontologico: il momento esatto in cui la materia si fa pensiero, coscienza e anima. Dall’altro lato, il creazionismo fondamentalista, di matrice protestante, si arrocca in una lettura geometrico-fissista della Genesi, rifiutando i dati incontrovertibili della paleontologia e della genetica, contribuendo così all’isolamento della teologia dal progresso scientifico.

Questo vicolo cieco culturale non solo allontana l’uomo contemporaneo dalla fede, ma priva la scienza di una direzione di senso.

È in questo scenario di apparente inconciliabilità che si innestano gli scritti e le rivelazioni mistiche ricevute da don Guido Bortoluzzi, raccolti nell’opera Genesi Biblica. Lungi dal presentarsi come un’eresia o una bizzarria isolata, questa testimonianza si rivela come il “tassello mancante”: una sintesi di livello superiore, capace di far concordare la verità teologica e il dato biologico. Come in una salita in montagna, dove ogni passaggio è legato al successivo in una logica ferrea scandita dall’unico sentiero, così la Genesi Biblica non demolisce il dogma cattolico, ma lo illumina, rispondendo concretamente e con precisione scientifica alle domande rimaste insolute per millenni.


Chi era don Guido? L’affidabilità del testimone e i “segni di credibilità”

Di fronte a rivelazioni private di tale portata, la prima mossa dei detrattori consiste sistematicamente nello screditare il veggente, liquidandolo come un soggetto affetto da autosuggestione, da delirio senile o privo di spessore teologico. Per superare questa obiezione, è necessario guardare alla figura storica di don Guido Bortoluzzi.

Don Guido non era un teologo d’avanguardia in cerca di notorietà, né un agitatore di folle. Fu un semplice, umile e schivo sacerdote di montagna, che per decenni visse il proprio ministero nell’obbedienza e nel nascondimento. Egli stesso oppose una lunga resistenza interiore alle visioni che riceveva, accettando di trascriverle solo per un preciso dovere di coscienza e obbedienza verso i disegni divini.

La credibilità di don Guido, del resto, non poggia sul vuoto. È sigillata da una fitta rete di conferme carismatiche provenienti da figure monumentali della santità cattolica del Novecento. Già nel 1922, San Giovanni Calabria gli predisse con precisione lo sviluppo futuro e la stesura del libro. Nel corso della sua vita, don Guido ricevette attestati di stima e conferme da Padre Matteo Crawley, dalla celebre mistica tedesca Teresa Neumann e dallo stesso San Pio da Pietrelcina.

Non ultimo, il Patriarca di Venezia Albino Luciani — il futuro Papa Giovanni Paolo I — manifestò profonda stima per il sacerdote e per l’orizzonte delle sue intuizioni. Questa comunione spirituale con i pilastri della Chiesa del suo tempo smonta radicalmente l’accusa di “delirio isolato” o di “eterodossia periferica”, inserendo l’opera di don Guido nel solco vivo della grande mistica cattolica.


Il nucleo della rivelazione: la “Creazione Mediata” e l’identità dell’Uomo

Il nucleo teologico della Genesi Biblica poggia su un concetto rivoluzionario eppure perfettamente coerente con l’agire di Dio: la “Creazione Mediata”.

I detrattori del creazionismo vecchio stile immaginano un Dio che plasma l’essere umano dal fango come uno scultore di argilla, in un istante magico. La rivelazione di don Guido corregge questa visione antropomorfica: Dio, nella Sua infinita sapienza, agisce sempre attraverso il “seme”, rispettando le leggi biologiche che Egli stesso ha istituito.

Secondo le visioni, Dio non ha creato l’Uomo perfetto (Adamo) facendolo piovere dal cielo già adulto, ma ha utilizzato come supporto biologico — una sorta di incubatrice vivente — una femmina appartenente a una specie preumana evoluta, oggi estinta, che il testo definisce con il termine di “ancestri”. In questa creatura, di per sé priva di anima spirituale e guidata solo dall’istinto, Dio ha innestato direttamente un elemento divino e radicalmente nuovo: lo Spirito di Dio, unito a un corredo genetico umano perfetto e incorrotto.

Qui risiede l’argomento apologetico fondamentale contro l’evoluzionismo materialista: l’Uomo deriva ma non discende dalla scimmia o meglio dagli ancestri. Non vi è stato alcun passaggio di geni patologici o di limitazioni biologiche dall’ancestre ad Adamo; l’animale ha fornito esclusivamente il nutrimento utero-placentare e il supporto gestazionale. Il patrimonio genetico di Adamo è stato creato direttamente da Dio — passando dalla linea a 48 cromosomi degli ominidi ai 46 cromosomi dell’Uomo perfetto.

Questa spiegazione salva integralmente il dogma cattolico della creazione immediata dell’anima e della specialità dell’essere umano, e al contempo riconosce la contiguità e l’esistenza di una scala biologica pregressa, distinta dalle scoperte della paleontologia.


Il Peccato Originale come “Ibridazione Genetica”

Se la creazione di Adamo rappresenta il vertice del progetto divino, il peccato originale ne costituisce il drammatico deragliamento. È su questo punto che si concentrano le critiche più aspre dei detrattori, i quali accusano la visione di don Guido di “biologismo” o di scivolare nella fantascienza teologica.

Al contrario, la spiegazione dell’ibridazione — peraltro già intuita da Fernand Crombette, uomo dalla fede incrollabile e grande studioso francese della prima metà del ‘900 — restituisce al peccato originale la sua spaventosa e tragica realtà ontologica.

Il peccato originale non consistette nel consumo letterale di un frutto saporito, metafora che l’esegesi moderna fatica a spiegare all’uomo contemporaneo senza ridurla a favola. Il peccato fu un atto di orgogliosa e deliberata disobbedienza all’ordine divino, una scelta di autosufficienza biologica e morale. Adamo, l’Uomo puro, invece di attendere la crescita della vera Donna — tratta dalla sua “costa”, ovvero generata miracolosamente dal suo stesso patrimonio genetico puro e per questo sua “Figlia” biologica, allora ancora bambina — si unì procreativamente con la femmina ancestre, la madre di tutti i viventi, da cui era derivato.

Questo atto non fu un semplice peccato di lussuria, ma una disobbedienza diretta a un ordine di Dio e, negli effetti, un cataclisma cosmico: l’Uomo spiritualmente e fisicamente perfetto scelse di accoppiarsi con la bestia, la Lilith della tradizione ebraica, generando una linea ibrida, illegittima e ontologicamente degradata. La Donna pura era in quel momento del tutto innocente ed estranea all’atto; la colpa originaria ricade interamente sull’iniziativa di Adamo.

La discendenza

Nel corso delle generazioni, i discendenti della linea pura — i “figli di Dio” — finirono per unirsi con le figlie degli uomini (le linee ibride derivate dall’unione illegittima), come accennato nel misterioso capitolo 6 della Genesi. La linea genetica pura si assottigliò fino a scomparire, e l’umanità cadde in un profondo e progressivo degrado psicosomatico e morfologico.

Gli ominidi rozzi e scimmieschi i cui reperti vengono alla luce oggi non sono gli antenati che “salgono” verso l’uomo moderno, ma i prodotti del decadimento “in discesa” della stirpe di Adamo dopo il peccato, la quale perse la “Somiglianza” con Dio — ovvero lo Spirito Santo come elemento costitutivo — che, come vedremo nei Vangeli, viene restituito all’uomo decaduto soltanto nel giorno di Pentecoste a compimento dell’opera redentiva di Gesù.


Smontare le obiezioni

Per rafforzare le argomentazioni a difesa della rivelazione affidata a don Guido, è essenziale mappare e affrontare le tre principali obiezioni sollevate dai critici.

L’obiezione teologico-dogmatica:

“La Rivelazione pubblica si è conclusa con la morte dell’ultimo apostolo. Introdurre concetti come l’ibridazione genetica o una dinamica così diversa tra Adamo ed Eva è un’innovazione inaccettabile che devia dalla Tradizione.”

Il Magistero della Chiesa insegna che, sebbene la Rivelazione pubblica sia conclusa, il suo contenuto non è stato ancora pienamente compreso od esplicitato. Le rivelazioni private autentiche hanno proprio il compito di aiutare a vivere, comprendere e approfondire la Rivelazione storica in determinate epoche (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 67). Gesù stesso nel Vangelo dichiara: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per ora non siete in grado di portarne il peso” (Gv 16,12). Nell’era del sequenziamento del DNA e della manipolazione genetica, Dio squarcia il velo su una verità biologica che l’uomo antico non avrebbe potuto comprendere. Inoltre, la distinzione tra una linea pura e una figura femminile degradata e bestiale — identificata spesso come Lilith o i mostri della tradizione rabbinica — è ampiamente presente nell’antica esegesi ebraica ed extrabiblica, dimostrando che il messaggio affidato a don Guido affonda le radici in archetipi antichissimi.

L’obiezione del silenzio magisteriale:

“Il Papa o la Congregazione per la Dottrina della Fede non hanno mai avallato formalmente questa specifica lettura biologica del peccato.”

Al contrario, l’insegnamento pontificio recente ha aperto spiragli straordinari che sembrano quasi presupporre la rivelazione di don Guido. Nelle storiche catechesi del dicembre 2008, Papa Benedetto XVI affrontò il mistero del peccato originale usando parole di una precisione chirurgica. Il Pontefice affermò che il peccato delle origini ha “sovrapposto una seconda natura” all’essere umano, la quale ha corrotto “biologicamente” l’umanità, trasmettendosi per via generativa fino ai giorni nostri. L’esplicito utilizzo del termine “biologicamente” da parte del più fine teologo sul soglio di Pietro nel XXI secolo legittima pienamente l’esplorazione della tesi dell’ibridazione come veicolo di trasmissione del danno originario.

L’obiezione scientifico-archeologica:

“La paleontologia e l’antropologia descrivono l’evoluzione umana come un processo graduale e lineare, non come la caduta da una perfezione adamitica originaria.”

In realtà, la scienza moderna brancola nel buio riguardo all’esatto meccanismo della cosiddetta “esplosione del Sapiens” e sperimenta continue smentite sui modelli evolutivi lineari. La Genesi Biblica offre la chiave di volta: quella che gli archeologi interpretano come un’evoluzione graduale verso l’alto è, in realtà, la “rievoluzione”. Dopo che l’umanità ibridata ebbe toccato il fondo del degrado biologico, morfologico e spirituale, Dio non l’ha abbandonata, ma ha attivato un lento e progressivo processo di restauro e recupero. I fossili degli ominidi primitivi non testimoniano la nascita dell’uomo dalla bestia, ma documentano le cicatrici della caduta e il faticoso cammino di risalita avviato dalla Provvidenza.


La Redenzione alla luce della genetica: perché Cristo è necessario

Lungi dallo svalutare la teologia della salvezza, la prospettiva di don Guido Bortoluzzi conferisce alla Redenzione operata da Gesù Cristo un realismo e una drammaticità senza precedenti.

Se il peccato originale fosse stato solo un errore formale, un’infrazione giuridico-morale, la salvezza potrebbe essere ridotta a un colpo di spugna burocratico da parte di Dio. Se invece, come rivelato a don Guido, siamo tutti biologicamente decaduti — portatori sani o malati di un’ibridazione genetica e spirituale che ci priva della “Somiglianza” nativa con il Creatore — la Redenzione diventa una necessità ontologica assoluta. Siamo tutti, in quanto ibridi, eredi della linea di Caino. L’Incarnazione del Verbo è l’innesto di una nuova ed eterna linea pura nella carne malata dell’umanità.

Attraverso il perfetto sacrificio di obbedienza di Gesù sulla Croce, e mediante l’innesto sacramentale del Battesimo e dell’Eucaristia, i “figli dell’Uomo” — noi, la razza ibridata — vengono adottati e innestati nell’Uomo Nuovo. Non si tratta di una giustificazione astratta: lo Spirito Santo torna a essere l’elemento costitutivo della persona umana, operando una vera e propria rigenerazione spirituale e, nella risurrezione finale, anche corporea.

Solo la Grazia di Cristo permette quel “salto di natura” che strappa l’essere umano dall’abbraccio dell’istinto animale e della corruzione biologica, per proiettarlo nella vita soprannaturale di Dio.


Un messaggio di misericordia e guarigione

Scrivere di don Guido Bortoluzzi non significa indulgere in una sterile curiosità per i dettagli scientifico-teologici, né nutrire un’ansia accademica di riconoscimento pubblico. Il fine ultimo della Genesi Biblica è esistenziale, pastorale e profondamente consolatorio.

Scoprire che l’umanità intera porta nel proprio sangue e nella propria psiche le ferite di un’antichissima ibridazione — che siamo tutti, in qualche misura, “figli di Caino” — non deve indurre alla disperazione. Deve invece spalancare le porte a un’immensa compassione. Questa consapevolezza offre all’uomo moderno le “attenuanti generiche” di fronte alle proprie miserie strutturali, alle proprie deviazioni istintuali e alle debolezze della carne. Comprendiamo finalmente che della nostra miseria non siamo solo i colpevoli attuali, ma siamo innanzitutto le vittime ereditarie di una catastrofe biologica remota.

Questo sguardo trasforma radicalmente il rapporto con il prossimo: la superbia lascia il posto alla tolleranza, alla pietà e al perdono vicendevole, sapendo che ogni essere umano combatte contro la medesima ferita ereditaria.

La Genesi Biblica di don Guido si rivela così per ciò che è nel profondo: un immenso, accorato atto di Misericordia divina. Donata all’umanità nell’epoca della mappa del genoma umano e della crisi d’identità antropologica, questa rivelazione permette all’uomo contemporaneo di comprendere finalmente da dove è cominciata la sua storia, offrendogli la mappa per correre — consapevole e grato — verso l’abbraccio guaritore del suo Salvatore.


Questo mio piccolo sforzo non ha certamente la pretesa di essere esaustivo. Proverò più avanti a scrivere ancora sull’argomento se ci sarà interesse da parte dei lettori; in ogni caso il testo delle rivelazioni ricevute da don Guido Bortoluzzi è facilmente reperibile in rete ed è anche possibile scaricarlo da qui.


Scopri di più da AM graffiti

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Rispondi

Scopri di più da AM graffiti

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere