Perché scrivo

Per undici anni ho insegnato religione cattolica, sia nella scuola statale che paritaria, e prima ancora sono diventato uno scout — prima nella lontana ASCI per breve tempo, poi nella FSE (Federazione dello Scoutismo Europeo), fino a diventare capo brevettato. A ventidue anni ho vissuto una conversione profonda e radicale, e da quel momento ho cercato di mettere tutta la mia vita al servizio di Gesù e di Maria, e della Chiesa — senza clamore, senza ambizioni di visibilità o di “carriera”, quella che invece, devo amaramente riconoscerlo, si rivela troppo spesso una motivazione nascosta anche in ambienti che si professano cristiani.

La malattia grave di una delle nostre figlie ha poi posto il suggello della Croce sulla nostra esistenza — una croce non leggera, ma che abbiamo imparato a portare.

Ora che non ho più incarichi particolari e i figli sono ormai grandi, sento che è giunto il momento di mettere a disposizione di chi vorrà leggermi quel bagaglio di conoscenze e di vita che ho ricevuto come dono — non come merito mio. Quello che troverete qui sono pensieri sparsi, e sparsi lo sono davvero: non seguono un filo conduttore, almeno in apparenza. Eppure quel filo esiste, ed è lo Spirito Santo che — se lo vogliamo — ci conduce sempre per i suoi sentieri fino alla meta finale.

Non posso chiudere questa pagina senza citare il versetto del Salmo 34 che ha accompagnato tutta la mia vita:

«Guardate a Lui e sarete raggianti» (Sal 34,6)