Padre Pio con Luigi Gaspari, autore del Quaderno dell'Amore

Esistono libri che attraversano i decenni in silenzio, passando di mano in mano, da una famiglia all’altra. Il Quaderno dell’Amore appartiene a questa categoria. Luigi Gaspari, farmacista emiliano e figlio spirituale di Padre Pio, lo scrisse a partire dalla notte tra l’8 e il 9 aprile 1968, pochi mesi prima della morte del santo di Pietrelcina. Secondo il suo racconto, fu proprio Padre Pio a ispirargli quelle pagine e a chiedergli di farle arrivare al Papa, alla Chiesa e al mondo intero.

Oggi circolano diverse ristampe del testo, alcune con modifiche e tagli rispetto all’edizione originale. Per questo vale la pena tornare alla fonte, conoscere la storia dell’autore e capire cosa racconta davvero questo piccolo libro. In questo articolo ti accompagno alla scoperta dei suoi temi principali, della vicenda umana che lo precede e del motivo per cui tanti lettori continuano a custodirlo come un tesoro.

Chi era Luigi Gaspari

Luigi Gaspari nasce il 9 aprile 1926 a San Felice sul Panaro, in provincia di Modena. È il decimo figlio di una famiglia che gestisce un mulino e che attraversa anni molto difficili, segnati da gravi perdite economiche.

La figura chiave della sua infanzia è la madre, Ida Tribaldi. Donna di fede profonda, Ida coltiva una devozione straordinaria per Padre Pio, pur senza averlo mai incontrato di persona per lunghi anni. Racconta al figlio i prodigi del frate di San Giovanni Rotondo e gli fa una promessa: quando sarà grande, lo manderà dal “Santo Profeta”.

Nel libro Gaspari ricorda anche come i consigli di Padre Pio, arrivati per lettera, abbiano guidato la famiglia nei momenti più duri: prima il trasferimento a Pavignane, poi quello a San Matteo della Decima, nel Bolognese. Proprio lì il giovane Luigi cresce, studia e matura il desiderio di conoscere quel frate misterioso che sente ormai come parte della propria famiglia.

Dopo un percorso scolastico travagliato, Gaspari passa dall’Istituto tecnico Aldini-Valeriani al Liceo scientifico “Augusto Righi” di Bologna e nel 1950 si laurea in Farmacia. La sua vita professionale scorre tra Bologna, Decima e Roma, ma il filo che la tiene insieme resta sempre uno: il rapporto con Padre Pio.

Un legame lungo quasi trent’anni

Il primo incontro avviene nel marzo 1940. Luigi ha quattordici anni e affronta la confessione con distrazione, tanto che Padre Pio lo rimanda indietro con parole severe. Il giorno dopo, preparato con più serietà, il ragazzo trova un padre dolcissimo che lo accoglie come figlio spirituale.

Poche settimane più tardi arriva a Bologna la lettera di una pellegrina conosciuta a San Giovanni Rotondo. Contiene un messaggio di Padre Pio: Luigi deve studiare di più e pregare con maggiore fervore davanti all’Eucaristia. Il ragazzo resta sconvolto, perché non aveva confidato quei pensieri a nessuno.

Seguono quattordici anni di lontananza. Gaspari li interpreterà più tardi come un tempo voluto dal Padre per lasciarlo accanto ai genitori. Nel 1954, dopo la morte del padre Augusto, torna al convento. Al termine della Messa Padre Pio si ferma davanti a lui e lo saluta con una frase che diventerà un ritornello nella sua vita: «Figlio mio, sei qui finalmente!».

Da quel momento le visite diventano quasi mensili. Il libro ricorda episodi intensi, come la morte della madre nel giugno 1956, preceduta dall’invito di Padre Pio a rientrare subito a casa. C’è poi la missione a Roma presso la Cassa del Mezzogiorno, dove Gaspari, pur senza conoscere la città, riesce a sbloccare i finanziamenti per le strade di San Giovanni Rotondo.

La notte del 9 aprile 1968

Durante le feste di fine 1967, Padre Pio anticipa a Gaspari che l’anno successivo li attende molto lavoro. Il significato di quelle parole emerge nella notte del suo quarantaduesimo compleanno. A Bologna, allo scoccare della mezzanotte, Luigi comincia a scrivere pagine che attribuisce all’ispirazione del Padre.

La scrittura prosegue nei giorni seguenti tra Bologna, Roma e San Giovanni Rotondo, lungo tutta la Settimana Santa, fino alla Pasqua e oltre. Le date in testa ai capitoli seguono questo cammino: Giovedì Santo, Sabato Santo, Domenica di Resurrezione.

A fine aprile Gaspari fa recapitare a Padre Pio una copia manoscritta. Secondo il suo racconto, il frate definisce quelle pagine un “Testamento-Promessa di grazie” e gli chiede di pubblicarle presto, con il suo nome, le fotografie e una prefazione. Quando l’autore propone di togliere qualche frase o di firmare in modo anonimo, Padre Pio respinge l’idea con decisione.

Gli amici di Roma curano una prima edizione nel giugno 1968. Ad agosto esce la seconda, stampata a Rovigo grazie all’impegno di Primo Capponcelli, collaboratore di Gaspari a Decima. Proprio a Capponcelli, nel maggio 1968, Padre Pio avrebbe rivolto la promessa riportata in apertura del libro: la gratitudine e la benedizione di Dio per chiunque contribuisca a stampare e diffondere i Quaderni.

Il cuore del messaggio: un Dio che si fa amico

Il tema che attraversa tutto il Quaderno dell’Amore è sorprendente nella sua semplicità: Dio desidera l’amicizia dell’uomo. Uno dei passaggi più belli presenta un vero e proprio “patto di amicizia” in dieci punti. Dio chiede di essere chiamato “il tuo più caro amico”, di ricevere parole confidenziali, come si parla a un compagno di strada. In cambio promette di donare, da amico, ciò che nessuno oserebbe chiedere a un Dio lontano.

Il testo insiste molto sul cuore umano come luogo di incontro. Dio si descrive nascosto in un “angolo” che l’uomo gli riserva, mentre il resto del cuore insegue desideri e affanni. Da lì osserva, attende, aspetta un segnale. Basta pochissimo spazio perché Lui rimanga, e basta una chiamata perché esca dal suo nascondiglio.

Accanto a questa tenerezza emerge anche il tema della sofferenza. Il libro la presenta come il momento in cui Dio riesce finalmente a intervenire, spesso attraverso un’altra persona. Un amico, un conoscente, un uomo come tanti diventa lo strumento con cui Dio soccorre chi si trova nel bisogno.

Il linguaggio resta sempre semplice, quasi colloquiale. Le domande si susseguono con ritmo incalzante: “Che volete da Me? Perché vi agitate?”. Chi legge ha la sensazione di assistere a una conversazione intima, in cui ogni risposta apre una domanda nuova.

Unità, verità e coraggio

Un secondo grande tema riguarda l’unità tra chi ama Dio. Il Quaderno descrive un unico Cuore in cui tutti trovano posto, e proprio per questo considera la separazione come l’unica vera gravità. L’invito è concreto: ciascuno faccia un piccolo passo verso l’altro, e Dio metterà in moto la potenza del suo Cuore.

Il testo parla anche dei legami con chi si allontana o tradisce. Qui il consiglio suona controcorrente: continuare ad amare chi fugge, perché i fili invisibili dell’amore lo terranno comunque legato. Chi ha vissuto un’amicizia spezzata troverà in queste pagine parole di grande consolazione.

Le riflessioni sulla verità hanno un tono più deciso. Il libro descrive la menzogna come rumorosa, violenta, spaventata dal potere della verità, che invece sa attendere con pazienza il crollo di ciò che vive senza luce. Ai credenti affida un compito preciso: smascherare le falsità, senza imporre nulla a nessuno.

Colpisce la critica rivolta alle persone “buone” che evitano di prendere posizione per amore del quieto vivere. Il Quaderno le considera corresponsabili dei mali che si diffondono, perché la loro passività lascia campo libero al disordine. È un richiamo attualissimo in un’epoca dominata da notizie manipolate e polemiche continue. Ne ho accennato nel testo sulla differenza tra pace ed irenismo.

Riconoscenza, Provvidenza e preghiera

Le pagine scritte a San Giovanni Rotondo nei giorni dopo Pasqua ruotano attorno alla gratitudine. La riconoscenza, spiega il testo, apre la strada per godere davvero dei doni ricevuti. Ringraziare per il poco che si possiede moltiplica l’amore di Dio verso quei doni e verso chi li custodisce.

Il libro affronta anche il tema dei “castighi”. La sua lettura rovescia la prospettiva comune: Dio li subisce insieme all’uomo, mentre è l’uomo a provocarli, usando male il creato e allontanando l’amore che mantiene in vita ogni cosa. La natura stessa, senza il calore dell’amore, si inaridisce.

Grande spazio occupa la preghiera, descritta come una parola capace di creare. Quando nasce dall’amore e dalla donazione sincera, la parola dell’uomo diventa espressione della volontà divina. Il testo raccomanda perciò richieste chiare e meditate, perché Dio “si tiene” alle parole con cui lo si invoca.

Tra i passaggi più originali c’è quello sugli atei. Il Quaderno invita a evitare discussioni forzate e a scegliere un’altra strada: amarli in Dio, perché proprio in chi nega la sua esistenza Dio si nasconde, in attesa del calore di un cuore credente.

Gli ultimi giorni di Padre Pio

La parte autobiografica si chiude con il racconto più drammatico. Il 20 settembre 1968, cinquantesimo anniversario delle stimmate, Gaspari si trova a Chianciano Terme su consiglio del Padre. Qui, racconta, Padre Pio gli annuncia la propria morte imminente e il dispiacere per la scarsa fede riservata al Testamento-Promessa. Aggiunge però che gli scritti porteranno comunque beneficio ai singoli.

Il 22 settembre Gaspari vive un sogno intenso: Padre Pio, circondato da angeli, lo abbraccia e gli affida il proprio pensiero. Il mattino del 23 una telefonata da Roma gli comunica la morte del frate.

Secondo quanto riporta l’autore, il 17 ottobre 1968 il primo Quaderno raggiunge Paolo VI, che tramite un monsignore amico di Gaspari avrebbe parlato di “alta mistica”. Negli anni successivi il testo esce anche in francese, tedesco, spagnolo e inglese.

Perché leggerlo oggi

Il Quaderno dell’Amore si presenta come una testimonianza personale, e Gaspari stesso ne chiarisce il posto: al primo livello resta la Sacra Scrittura, il Testamento immutabile di Dio. I Quaderni vogliono aiutare il lettore ad amarla e comprenderla meglio. Leggerli con questo spirito significa accostarsi a un’esperienza privata di fede con rispetto, apertura e discernimento, magari affiancandoli al Vangelo.

Chi prende in mano queste pagine trova soprattutto un invito: riscoprire un Dio vicino, amico, desideroso di entrare nel cuore di ciascuno. Trova anche la storia commovente di una madre che affida il figlio a un santo, e di un figlio che per tutta la vita cerca di restare fedele a quell’affidamento.

Se conosci qualcuno che vive un periodo di solitudine, di delusione o di ricerca spirituale, questo piccolo libro può diventare un dono prezioso. Padre Pio, secondo la testimonianza dell’autore, desiderava che entrasse nelle case di tutti. Condividere questo articolo è un modo semplice per contribuire a quel desiderio.


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