Come gli Angeli nei Cieli? La risurrezione per Gesù e i Padri della Chiesa
Introduzione: una frase di Gesù che continua a interrogare

Tra le affermazioni più affascinanti di Gesù sul destino eterno dell’uomo vi è certamente quella riportata nei Vangeli di Matteo e Marco. Rispondendo ai sadducei, che negavano la risurrezione dei morti, Gesù afferma:

«Alla risurrezione infatti non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel Cielo» (Mt 22,30).

Marco riporta un’espressione quasi identica:

«Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli» (Mc 12,25).

Queste parole hanno suscitato nei secoli numerose riflessioni teologiche. Che cosa significa essere “come gli angeli”? Diventeremo angeli? Oppure Gesù intendeva indicare soltanto l’assenza del matrimonio nella vita futura?

La tradizione cattolica ha sempre escluso che l’uomo perda la propria natura umana per trasformarsi in una creatura diversa. Tuttavia, i Padri della Chiesa hanno intravisto in queste parole una prospettiva molto più profonda: l’umanità glorificata parteciperà a una condizione di vita che presenta sorprendenti analogie con quella degli angeli.


L’insegnamento della Chiesa

La prima precisazione è fondamentale. Nella fede cattolica gli angeli e gli uomini sono creature differenti.

Il Catechismo insegna che gli angeli sono esseri spirituali creati da Dio, dotati di intelligenza e volontà, mentre l’uomo è un’unità di anima e corpo destinata alla risurrezione finale. Catechismo della Chiesa Cattolica sugli angeli

La risurrezione non annulla l’identità umana ma la porta a compimento. L’uomo risorto rimarrà uomo, pur vivendo una condizione nuova e gloriosa.

Quando Gesù parla dell’essere “come gli angeli”, il paragone riguarda dunque lo stato di vita fondamentalmente. I risorti non saranno più soggetti alla morte, alla corruzione e alla necessità della generazione. Vivranno in una comunione perfetta con Dio che non richiederà più le strutture proprie dell’esistenza terrena.

È proprio su questo punto che la riflessione dei Padri della Chiesa si è sviluppata con particolare ricchezza.


L’isangelia: essere “uguali agli angeli”

Nella teologia greca dei primi secoli compare spesso il termine isangelia, cioè “uguaglianza agli angeli”.

Autori come Origene e Gregorio di Nissa lessero le parole di Cristo come una rivelazione della vocazione ultima dell’uomo.

Per questi autori l’essere “come gli angeli” non significava assumere una natura diversa, bensì partecipare pienamente alla vita divina.

Gli angeli sono stabilmente orientati verso Dio. Non sono più soggetti all’incertezza morale o alle oscillazioni tipiche della condizione umana. Analogamente, nella gloria eterna, l’uomo raggiungerà una definitiva stabilità nel bene.

Questa prospettiva si collega alla grande dottrina orientale della theosis, la divinizzazione. Non si tratta di diventare Dio per natura, ma di partecipare alla sua vita per grazia: “Io ho detto: Voi siete dèi, siete tutti figli dell’Altissimo” (Sal 82,6)

In tale prospettiva, gli angeli rappresentano una sorta di anticipazione del destino cui l’umanità è chiamata.


Sant’Agostino e la città celeste di uomini e angeli

Una delle riflessioni più suggestive si trova nelle opere di Agostino d’Ippona.

Nella sua celebre opera De Civitate Dei, il santo africano descrive la storia della salvezza come il progressivo compimento della Città di Dio.

Secondo una tradizione teologica antica, ripresa da Agostino, l’umanità redenta potrebbe essere chiamata a riempire i posti lasciati vuoti dagli angeli decaduti. Non si tratta di una dottrina definita dalla Chiesa, ma di una riflessione che ha esercitato una notevole influenza nella spiritualità cristiana.

L’idea centrale è che uomini e angeli siano destinati a formare un’unica comunità celeste.

La Gerusalemme del cielo non sarà composta da due società separate. Gli angeli e i santi parteciperanno alla stessa adorazione, alla stessa contemplazione e alla stessa comunione con Dio.

In questa prospettiva, l’essere “come gli angeli” significa essere pienamente cittadini della patria celeste.


Il corpo glorioso e le sue proprietà

Un altro aspetto che ha attirato l’attenzione dei Padri riguarda la natura del corpo risorto.

San Paolo parla di un “corpo spirituale” (1 Cor 15,44), espressione che non indica un corpo immateriale, ma un corpo totalmente permeato dallo Spirito.

Tra i Padri che svilupparono questa riflessione vi fu Giovanni Crisostomo.

La tradizione cristiana insegna che il corpo glorioso sarà:

  • incorruttibile;
  • immortale;
  • libero dalla sofferenza;
  • perfettamente sottomesso all’anima.

La teologia medievale, soprattutto con Tommaso d’Aquino, parlerà anche di impassibilità, chiarezza, agilità e sottigliezza.

Molte di queste caratteristiche ricordano quelle attribuite agli angeli. Per questo motivo alcuni Padri videro nella natura angelica una sorta di modello anticipatore della condizione futura dei risorti.

Anche qui occorre prudenza: la Chiesa definisce la realtà del corpo glorioso, mentre le analogie con gli angeli appartengono alla riflessione teologica.


Il monachesimo come anticipazione della vita angelica

I primi monaci cristiani interpretarono le parole di Gesù in modo particolarmente concreto.

Nel deserto d’Egitto nacque infatti l’ideale del bios angelikos, cioè della “vita angelica”.

Per figure come Evagrio Pontico, Basilio di Cesarea e Giovanni Climaco, il monaco era chiamato ad anticipare già sulla terra alcune caratteristiche della vita futura.

Tre elementi risultavano fondamentali:

  • la castità consacrata, come segno della vita oltre il matrimonio;
  • il distacco dalle passioni e dai beni materiali;
  • la preghiera continua come partecipazione alla liturgia celeste.

Naturalmente i monaci non pretendevano di essere già giunti alla perfezione angelica. Piuttosto, cercavano di orientare tutta la propria esistenza verso quel destino promesso da Cristo.

Il monastero diventava così un segno escatologico, una finestra aperta sul Regno futuro.


San Charbel e il richiamo contemporaneo alla vita angelica

Tra le figure più affascinanti della spiritualità cristiana moderna emerge Charbel Makhlouf.

Monaco ed eremita maronita del XIX secolo, San Charbel dedicò la propria vita alla preghiera, alla penitenza e all’adorazione eucaristica. La sua esistenza richiama molti degli ideali presenti nel bios angelikos della tradizione orientale.

Secondo le testimonianze raccolte nel processo di canonizzazione, la sua vita era caratterizzata da un forte distacco dai beni terreni, da lunghi periodi di contemplazione e da una straordinaria centralità dell’Eucaristia. Dicastero delle Cause dei Santi – San Charbel Makhlouf

Molti fedeli vedono in lui un esempio di come l’uomo possa orientare tutta la propria esistenza verso Dio, esattamente come fanno gli Angeli.

Anche i fenomeni straordinari attribuiti alla sua figura, come l’incorruttibilità del corpo dopo la morte, pur letti secondo la prudenza della Chiesa, non costituendo in sè prove teologiche della risurrezione futura, possono tuttavia essere considerati segni che richiamano il mistero della santità angelica.


Una speranza che guarda oltre gli angeli

La riflessione cristiana sulla natura angelica conduce infine a una conclusione sorprendente.

Il fine ultimo dell’uomo non è diventare un angelo ma è la comunione perfetta con Dio. Tuttavia gli angeli rappresentano per certi aspetti un modello della stabilità, della contemplazione e della lode che caratterizzeranno la vita eterna. Il mistero dell’Incarnazione conferisce alla vocazione umana una dignità assimilabile a quella angelica.

Il Figlio di Dio non ha assunto la natura angelica, ma quella umana. Per questo la gloria promessa ai redenti non consiste nell’abbandonare la propria identità, bensì nel vederla trasfigurata dalla grazia.

Eppure questa stessa trasfigurazione passa per il sentiero degli Angeli. Quando Gesù afferma che saremo “come gli angeli nei cieli”, non diminuisce l’uomo, ma ne rivela la straordinaria destinazione. L’umanità è chiamata a partecipare alla stessa adorazione celeste, alla stessa visione di Dio e alla stessa gioia eterna che riempie le schiere angeliche.

È questa la grande speranza cristiana: non una fuga dalla nostra natura, ma il suo definitivo compimento nella luce del Risorto.


Bibliografia e sitografia essenziale
  • Sacra Bibbia, Mt 22,30; Mc 12,25; 1 Cor 15.
  • Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 328-336 (gli angeli):
    Vatican.va – Catechismo sugli angeli
  • Agostino d’Ippona, De Civitate Dei.
  • Gregorio di Nissa, La vita di Mosè.
  • Giovanni Crisostomo, Omelie sulle Lettere di San Paolo.
  • Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, Supplemento, qq. 82-85.
  • Scheda ufficiale di Charbel Makhlouf:
    Dicastero delle Cause dei Santi

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