Frà Cristoforo Amanzi: il manager di Dio sulle orme della Gospa

L’incontro che cambia la rotta

Restando in ambito francescano torniamo nel presente di oggi e qui scopriamo che ci sono vite che sembrano scritte su binari immutabili: numeri, statistiche, carriere, ideologie solide. Quella di Ercole Amanzi era una di queste. Manager di successo, mente analitica, lontano dalla Chiesa da almeno tredici anni e convintamente anticlericale. Ma Dio, si sa, ha un senso dell’umorismo divino e ama agire nei “fuori programma”.

Nel luglio del 1987, Ercole parte per Medjugorje. Non lo fa per Fede, ma per amore umano: vuole “recuperare” la fidanzata che si era convertita e che, di conseguenza, temeva di perdere. Non sa che su quelle colline bosniache, dove era giunto il 25 luglio, tutto il suo sistema di certezze sarebbe crollato per lasciare spazio a una luce nuova.


L’esperienza mistica: il colloquio con Suor Josipa

Il punto di rottura non avviene durante una celebrazione solenne, ma in un incontro particolare con Suor Josipa, una delle figure storiche dell’accoglienza a Medjugorje. Il futuro Frà Cristoforo incontra suor Josipa, che sta aiutando a salire sul pulmann, un suo gruppo di pellegrini, nel parcheggio adiacente la nuova Chiesa di San Giacomo, dove oggi ci sono le fondamenta della vecchia Chiesa, che era stata demolita a seguito della nuova costruzione.

Ercole è lì, corazzato dal suo scetticismo, pronto a smontare ogni “suggestione” religiosa con la logica del manager. Ma lo Spirito Santo sceglie proprio quel momento per agire.

Mentre la religiosa gli si avvicina e si rivolge a lui come se si conoscessero da sempre, gli da la mano e in quel medesimo istante accade l’imprevedibile: i sensi di Ercole vengono improvvisamente sospesi. Egli sperimenta quello che i mistici chiamano “oscuramento sensoriale”: il mondo esterno scompare e lui si ritrova immerso in un buio profondo, assoluto. In quel vuoto totale, vede risplendere una scritta dal colore giallo solare, vivida e potente, su uno sfondo nero, che occupava tutto lo spazio visivo: “GESÙ”.

Non è un’allucinazione, ma un’irruzione dello Spirito Santo che annienta ogni resistenza intellettuale. Davanti a quel Nome, che riassume in sé l’origine e il fine di ogni cosa, l’uomo della statistica si arrende alla presenza dell’Infinito. Ercole, quando ritorna a vedere correttamente suor Josipa, le chiede di poterle parlare e lei gli fissa un appuntamento, per il giorno successivo, al termine della Santa Messa delle 10,00, ma Ercole non si sveglia in tempo e diserta l’appuntamento. Poi se ne pente e per farsi perdonare accetta un invito degli amici della sua fidanzata, ma che era stato suggerito in realtà dalla stessa suor Josipa, ad andare con loro il giorno successivo alle 6,00 sul monte Križevac. L’indomani mattina, pregando, il gruppetto inizia a salire. Dopo un pò Ercole sembra andare sovrappensiero e lucidamente, come in un film, comincia a ricordare tutti i momenti importanti della sua vita, ma questa volta compresi, in una nuova luce: gli errori e i peccati. Una vera è propria illuminazione della coscienza. Dopo circa un’ora e mezza di salita, quando ancora non si intravedeva la Croce sulla cima, Ercole alza gli occhi al cielo e percepisce una Presenza ed ode una voce che gli dice: “Questo è quello che tu hai fatto, io ti propongo un’altra vita”. Iniziò a piangere copiosamente e in modo inarrestabile, frutto di sentimenti di gratitudine e pentimento e da quel momento inizia a pronunciare i suoi “SI” al Signore. Da ateo che era esce dall’esperienza di Medjugorje “folgorato”, consapevole che la realtà non è fatta solo di ciò che si misura, ma di Colui che ci ama. Quella folgorazione poi si scioglierà in pianto, confessione e rinascita.


Da Ercole a Cristoforo: una nuova identità

Questo “abbattimento” sulla via di (Damasco)-Medjugorje porta a una rinascita totale. Entrato tra i Frati Minori nel 1990, sceglie il nome di Cristoforo. È una scelta densa di significato: come l’antico gigante che trasportava i viandanti oltre il fiume, l’ex manager si spoglia delle sue ambizioni per diventare “Portatore di Cristo”.

C’è una coincidenza che lui stesso amava sottolineare: la memoria liturgica di San Cristoforo cade proprio il 25 luglio, il giorno del suo arrivo a Medjugorje. È il sigillo della Gospa su un cambio di guardia spirituale: dove prima regnava la forza umana di Ercole, ora agisce la forza divina portata da Cristoforo.

La sua formazione statistica non viene cancellata, ma redenta: Fra Cristoforo diventa un comunicatore formidabile, capace di parlare al cuore dei “lontani” con la concretezza di chi ha vissuto dall’altra parte. La sua licenza in Mariologia e la fondazione della Fraternità Francescana “Madre della Riconciliazione e della Pace” diventano uno strumento per portare il messaggio della Gospa nel cuore degli uomini. Con essa costruisce diverse realtà a San Cesareo e in varie diocesi, fino all’approdo al Santuario di Ponticelli Sabino.


Un incontro provvidenziale: la mia testimonianza

Ho conosciuto Fra Cristoforo solo pochi mesi prima della sua dipartita, in un momento di profonda fragilità personale. Avevo da poco perso mia madre e mio padre era rimasto solo, poco lontano dal Santuario di Ponticelli. Cominciai a frequentare la Messa lì ogni fine settimana, spinto inizialmente dal desiderio umano di stare vicino a mio padre e non fargli sentire il peso della solitudine.

È stato in quelle domeniche che sono rimasto, a mia volta, “folgorato” dalle sue omelie. La fede di Padre Cristoforo non era stereotipata, né di convenienza; era una fede che si percepiva sincera, scavata nella roccia dell’esperienza. In lui non trovai solo un sacerdote, ma un secondo padre, un riferimento spirituale che dava senso al dolore ed alla fatica del vivere. Tra le molte perle delle sue catechesi, una frase mi è rimasta scolpita nel cuore:

“Lasciate che gli eventi accadano, voi riempiteli d’Amore.”

In queste parole c’era tutto il suo segreto: non l’illusione di controllare la vita o di evitare la sofferenza, ma la missione di trasformare ogni accadimento — anche il più tragico — in uno spazio abitato dalla Carità dello Spirito Divino.


Il traguardo: l’Avvento eterno

La sua missione terrena si è conclusa il 2 dicembre 2021. Se ne è andato in silenzio, nel tempo liturgico dell’Avvento, quasi a voler sottolineare che tutta la sua vita post-conversione era stata una vigilia, un’attesa dell’incontro definitivo, dopo aver combattuto con dignità anche la sua ultima battaglia, quella contro la malattia. Spesso durante le sue omelie, frà Cristoforo era solito dire che non vedeva l’ora di nascere al Cielo, perché già presentiva come sarebbe stato meraviglioso l’incontro con il Signore, con la Madonna, con san Francesco, santa Chiara e tutti i santi.

A noi resta l’eredità di un uomo che ha dimostrato che non esiste barriera ideologica o successo mondano che possa resistere alla carezza dello Spirito Santo e di Maria, e che, anche quando la vita “accade” con tutta la sua durezza, abbiamo sempre il potere di riempire quel vuoto con l’Amore incontrato in quel Nome, giallo come il sole, che, un giorno di luglio, cambiò tutto. Frà Cristoforo ci ha insegnato che l’unica vera matematica che conta nella “statistica” dell’anima è quella dell’Amore.

3 risposte a “Frà Cristoforo Amanzi: il manager di Dio sulle orme della Gospa”

  1. Avatar donatellaranelli7
    donatellaranelli7

    meraviglioso articolo, caro Alessandro. Il Signore ti benedica e ti custodisca sempre nel Suo immenso Amore. Donatella

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  2. Avatar Wilma Franchi
    Wilma Franchi

    caro Alessandro anche con poco tempo sei riuscito a capire chi era P. Cristoforo.

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  3. Avatar Noemi
    Noemi

    Grazie Alessandro, un grande e accorato grazie.

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