“Non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta” troviamo in Isaia 42,3b, ripreso anche da Matteo al capitolo 12,20. Intorno al 360 d.C., quel “lucignolo fumigante” era la fede cattolica protetta da un solo uomo, un vescovo egiziano che il mondo chiamava “arrogante” e che oggi noi veneriamo come un “Pilastro della Chiesa”: Sant’Atanasio di Alessandria.
In un’epoca in cui, secondo la celebre espressione di San Girolamo, “il mondo si ritrovò ariano”, Atanasio non si limitò a resistere passivamente. Con una combinazione soprannaturale di fermezza incrollabile e astuzia ingegnosa, egli divenne l’incubo degli eretici e il salvatore dell’ortodossia.
La battaglia per una lettera: Homoousios contro Homoiousios
Tutto ebbe inizio al Concilio di Nicea (325), dove il giovane Atanasio, allora solo diacono, assistette alla proclamazione del termine homoousios (“della stessa sostanza”). Era la parola che sanciva la divinità di Cristo. Ma l’errore, come un virus, mutò forma. Gli ariani, guidati da una scaltrezza diabolica, proposero un compromesso apparentemente innocuo: sostituire quel termine con homoiousios (“di sostanza simile”).
Una sola lettera di differenza — una “iota” — che però scavava un abisso tra il Cielo e la terra. Accettare quel compromesso significava declassare Gesù a una creatura eccelsa, ma non Dio. Mentre la maggioranza dei vescovi, per amore di quiete e “progresso umano”, cedette al compromesso semiariano, Atanasio rimase fermo come una roccia. Egli comprese che tra la Luce e il mondo non può esserci via di mezzo: “Siete maestri del compromesso”, gridava ai tiepidi, “fareste meglio ad andarvene col mondo e abbandonare il Maestro”.
L’astuzia del “Fuggitivo di Dio”
Atanasio non era solo un teologo (sebbene non di scuola, ma di spirito, formato dai martiri e dal grande Sant’Antonio Abate); era un uomo d’azione che sapeva muoversi nel pericolo. Gli ariani, incapaci di batterlo sul piano dottrinale, ricorsero alla calunnia e alla forza, ottenendo dall’imperatore Costanzo ben cinque decreti di esilio.
Ma Atanasio possedeva un’astuzia evangelica che mandava letteralmente in bestia i suoi inseguitori. Celebre è l’episodio in cui, mentre fuggiva su una barca lungo il Nilo, si accorse che le guardie imperiali stavano per raggiungerlo. Invece di nascondersi, ordinò ai suoi di invertire la rotta e puntare dritto verso la nave dei persecutori. Quando le guardie, non riconoscendolo, gli chiesero: “Avete visto Atanasio? È lontano?”, il Santo rispose con calma olimpica e senza tradire la verità: “Sì, è vicinissimo, poco fa andava da quella parte, lo state quasi per raggiungere!”. Le guardie proseguirono a tutta velocità nella direzione sbagliata, mentre Atanasio tornava tranquillamente verso Alessandria.
La solitudine del giusto e la caduta dei potenti
La fermezza di Atanasio fu messa alla prova non solo dai nemici, ma anche dai “fratelli”. Subì l’amarezza di vedere persino un Papa, Liberio, cedere momentaneamente per stanchezza o calcolo politico all’ambiguità semiariana. In quei momenti, Atanasio si ritrovò solo con una piccola comunità di fedeli in Egitto e Libia.
Il Sinodo di Tiro arrivò a definirlo “uomo che vuole la discordia”. Ma Atanasio sapeva che la pace senza verità è solo un cimitero d’anime, comunemente noto oggi come quieto vivere. Egli non cercava il consenso dei talk-show dell’epoca o delle corti imperiali; cercava il volto di Cristo. La sua forza veniva dal deserto, dagli insegnamenti di Sant’Antonio, che lo aveva messo in guardia contro i demoni che “fingono di parlare come uomini di fede per trarci in inganno”.
L’attualità e la forza di un leone
La vita di Sant’Atanasio, morto nel 373 dopo essere stato finalmente riabilitato, ci parla oggi con una forza dirompente. Ci insegna che:
- La calunnia è l’arma di chi non ha argomenti. Quando Atanasio fu accusato di omicidio e violenza, rispose portando in tribunale il presunto “morto” (che era vivo e vegeto), smascherando e mettendo in ridicolo i suoi accusatori.
- La Verità non si vota a maggioranza. Essa è o non è. Anche se l’intero episcopato mondiale dovesse vacillare, la Dottrina, il Depositum fidei, rimane immutabile.
- Il compromesso è la morte della Fede. Atanasio ci ammonisce contro quel cattolicesimo che preferisce parlare di “progresso” anziché di Grazia, di sola “umanità” anziché di Dio che si fa uomo.
Oggi, come allora, la Chiesa ha bisogno di “Atanasi”: uomini e donne che non abbiano paura di essere chiamati “arroganti” dal mondo, purché fedeli alla sostanza del Vangelo e di Cristo. Sant’Atanasio ci ha dimostrato che con la fermezza si salva l’anima e con un pizzico di astuzia si vince il mondo, perché, come diceva il suo maestro Antonio, i demoni hanno paura di chi sa ridere dei loro inganni e resta abbracciato alla Croce.
“Portate il nome di Cristo, ma sarebbe più giusto se portaste il nome di Pilato.”
— Sant’Atanasio di Alessandria








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