“Liberaci dal male” o “dal Maligno”? Il segreto nascosto in una parola greca

Ti sei mai chiesto, recitando il Padre Nostro, se stiamo chiedendo protezione da un concetto astratto o da un “nemico” in carne e ossa (o meglio, in spirito)?

La differenza tra dire “liberaci dal male” e “liberaci dal Maligno” non è solo una sfumatura stilistica. È un viaggio affascinante che parte dal greco antico e arriva dritto al cuore della nostra spiritualità quotidiana.

Il dilemma della parola Ponērou

Tutto nasce dal Vangelo di Matteo (6,13). Nel testo originale greco troviamo l’espressione ἀπὸ τοῦ πονηροῦ (apò tou ponērou).

Qui sta l’enigma: la parola ponēros è un aggettivo che può indicare sia “il male” in senso lato, sia “il malvagio” come individuo. A seconda di come decidiamo di tradurlo, il significato della nostra preghiera cambia profondamente.

1. Il Male: una protezione universale

Scegliere la traduzione “dal male” (quella che usiamo abitualmente nella liturgia italiana) apre le porte a una visione universale. In questo caso, non preghiamo contro un’entità specifica, ma chiediamo aiuto per tutto ciò che ci opprime:

Sofferenze e malattie: Il dolore fisico che ci logora.

Ingiustizie sociali: Il male che vediamo nel mondo e nelle strutture umane.

Difficoltà quotidiane: Le prove che rischiano di farci perdere la fede.

È una richiesta di scudo contro ogni forma di negatività che possa colpire l’umanità.

2. Il Maligno: la lotta spirituale

Se invece traduciamo “dal Maligno”, la prospettiva cambia: la preghiera diventa un corpo a corpo spirituale.

Qui il riferimento è diretto al diavolo che incita alla tentazione. In questa lettura, non chiediamo solo di stare bene, ma chiediamo la forza per resistere a una forza intelligente e malevola che cerca di allontanarci dal bene. È una visione più specifica, legata alla tradizione della lotta contro le forze oscure.

Perché questa differenza è importante?

La scelta dei traduttori non è mai casuale. Preferire “il male” rende la preghiera certamente più inclusiva: abbraccia il peccato, la morte, l’ingiustizia e il dolore morale. Ma d’altro canto, le versioni latine e le traduzioni più letterali preferiscono “il Maligno” per sottolineare opportunamente che il male non è un incidente di percorso, ma una scelta o il frutto di una tentazione attiva a cui si è deciso di dare seguito.

In sintesi: sia che tu veda il male come una condizione generica o come un’entità più specifica, il cuore della richiesta rimane lo stesso: un grido di aiuto verso il Padre per essere custoditi nelle fragilità della vita.

E tu, come la senti tua?

Quando pronunci quelle parole a fine preghiera, a cosa pensi? Ti senti più rassicurato da un Dio che ti protegge dalle sventure del mondo o da un Dio che ti dà la forza di vincere una battaglia spirituale interiore?

Lascia un commento