Daniele Pigato – Luciana Sbietti, Fara Editore 2019.
Vi sono libri che non si lasciano semplicemente leggere: pretendono di essere interrogati. Gesù, la scienza e il Fiat. Un breve viaggio nei misteri della creazione e della Divina Volontà di Daniele Pigato e Luciana Sbietti è uno di questi. Terzo classificato al concorso letterario Narrapoetando 2019, questo saggio-dialogo ha il merito raro di porre il lettore di fronte a una domanda che troppo spesso si evita: e se scienza e fede non fossero due sentieri alternativi, ma le due ali di uno stesso volo verso il Cielo?
La forma scelta dagli autori è quella dell’intervista. Luciana Sbietti — ex insegnante di danza e ricercatrice spirituale, da anni immersa nello studio degli Scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta — pone le domande. Daniele Pigato — astrofisico e ricercatore, da poco scomparso, laureato a Ferrara e dottore di ricerca al Politecnico di Torino — risponde con la competenza dello scienziato e la sensibilità del credente. Il risultato è un dialogo autentico, mai forzato, che riesce nella non facile impresa di tenere insieme il Bosone di Higgs e la Divina Volontà, il Big Bang e il Fiat lux, l’entanglement quantistico e l’unità mistica tra creatura e Creatore.
Una struttura sapientemente costruita
Il libro si articola in tre grandi sezioni. La prima, di carattere introduttivo, presenta la figura straordinaria di Luisa Piccarreta (Corato, 1865–1947), la “giornalista di Dio” che per oltre quarant’anni, immobile nel suo letto, trascrisse in 36 volumi i colloqui mistici con Gesù sul tema della Divina Volontà. La seconda — il cuore del libro — è il dialogo scientifico-spirituale, articolato in 33 capitoli che affrontano temi come l’ordine dell’universo, le forze fondamentali della natura, il principio antropico, la luce, il tempo, le particelle, il nulla quantistico, l’entanglement e il bosone di Higgs, sempre in raffronto con i passi dei Libri di Cielo. La terza sezione approfondisce in modo autonomo la Divina Volontà nella creazione e nelle creature, fino a una riflessione sul ruolo di Maria Santissima come Corredentrice.
Fede e scienza: le due ali della Fides et Ratio
È impossibile non pensare, leggendo questo libro, all’intuizione con cui Giovanni Paolo II aprì la sua enciclica Fides et Ratio del 1998: «La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della verità». Pigato e Sbietti sembrano aver assimilato profondamente questa visione. Daniele lo dice con le parole dello scienziato: «Scienza e fede, pur nei rispettivi linguaggi ed ambiti, non possono essere in contrasto profondo tra loro. Per avere una visione completa della realtà dobbiamo ricorrere a entrambe.» E poco oltre aggiunge, citando Pasteur: «Poca scienza allontana da Dio, ma molta scienza riconduce a Lui.»
Questa è la tesi di fondo del libro, ed è anche la sua forza maggiore. Gli autori non cadono nella trappola del concordismo ingenuo — quello che cerca a tutti i costi di “dimostrare” la fede con la scienza — né in quella opposta del conflitto irriducibile. Ciò che propongono è qualcosa di più sottile e più vero: un’armonia di prospettive. La scienza ci dice come funziona il cosmo; la fede ci rivela perché esiste e per chi è stato creato. La scienza studia il palcoscenico; la fede ci svela il drammaturgo e il fine dell’opera.
Le analogie più suggestive
Tra i momenti più potenti del libro vi è la riflessione sul principio antropico: la constatazione scientifica che le costanti fisiche fondamentali dell’universo sembrano “calibrate” con una precisione stupefacente per permettere l’esistenza della vita. Pigato spiega che basterebbe una variazione minima — nella massa dell’elettrone, nell’intensità della forza nucleare — perché stelle, galassie, chimica e biologia non potessero formarsi. E Gesù, nei Libri di Cielo, anticipa questa intuizione in un linguaggio poetico e rivelato: «Che cosa non preparammo per l’uomo! Cieli tappezzati di stelle, sole smagliante di luce, venti refrigeranti, mari, fioriture e frutti incantevoli (…) Dopo aver tutto preparato, creammo l’uomo, perché festeggiasse e Noi insieme con lui.»
Altrettanto affascinante è la pagina sull’entanglement quantistico: quel fenomeno per cui due particelle generate nel medesimo evento restano “correlate” anche a distanza indefinita, in modo non ancora completamente compreso dalla fisica. L’autore vi vede una suggestiva analogia con la dottrina dei Libri di Cielo sull’Unità della Divina Volontà, che tutto raccoglie in un solo Atto. Le due visioni, ovviamente, non si “dimostrano” a vicenda — e gli autori sono onesti nel dirlo — ma si illuminano reciprocamente, aprendo orizzonti che né la sola scienza né la sola Fede riuscirebbero a dischiudere da soli.
Non meno suggestiva è la riflessione sulla luce fisica come metafora della luce divina. La famosa equazione E=mc² mostra che materia ed energia sono due facce della stessa realtà; nel Sole, quattro miliardi di tonnellate di materia si trasformano ogni secondo in luce. E Gesù a Luisa invita la creatura a «farsi luce», a «trasformarsi in calore e fiamma d’amore». Potremmo dire che il mistico e il fisico, pur partendo da rive opposte, descrivono lo stesso fiume.
Una testimonianza di vita
Il libro non è solo un esercizio intellettuale. Ha un’anima autobiografica che lo rende umano e credibile. Daniele Pigato ha studiato fisica da casa, su una sedia a rotelle, con il Politecnico che gli portava i laboratori fino al soggiorno. Rita Levi Montalcini si presentò il giorno del suo primo esame in videoconferenza, e con quella coincidenza — lui la chiama “mano invisibile di Dio” — si aprirono le risorse per continuare. È la stessa prospettiva del ricercatore che, con il passare degli anni, ha smesso di vedere la fede e la scienza come compartimenti stagni: «La verità, quando cercata senza pregiudizi e con la giusta dose di umiltà, non ha paura di rivelarsi per quello che è, cioè unità.»
Un limite onestamente riconosciuto
Va detto che il libro non è privo di qualche difficoltà. L’ampiezza dei temi affrontati — dalla cosmologia alla mistica, dalla fisica quantistica alla teologia sacramentaria — rende la lettura impegnativa, e non sempre i raccordi tra le parti sono fluidi. Alcune analogie tra fisica e spiritualità restano inevitabilmente sul piano della suggestione, come gli stessi autori riconoscono con lealtà: «la scienza non può occuparsi di cose che vanno oltre i suoi ambiti.» Ma questa onestà intellettuale è proprio ciò che rende il libro credibile: non pretende di dimostrare il soprannaturale con gli strumenti del naturale, ma di mostrare che i due piani non si contraddicono, e che studiarli insieme allarga l’orizzonte dell’umanità.
Conclusione
Gesù, la scienza e il Fiat è un libro raro: coraggioso nell’ambizione, umile nell’esecuzione. Ricorda al lettore credente che la ragione è un dono di Dio, da usare senza paura. Ricorda al lettore scientifico che l’ordine, la bellezza e le leggi precise di cui è fatto l’universo non si spiegano da soli: chiedono un Logos, un Verbo, una Volontà che li abbia pensati. Come scriveva Benedetto XVI, riprendendo Giovanni Paolo II: «La verità scientifica (…) può aiutare la filosofia e la teologia a comprendere ancor più pienamente la persona umana e la Rivelazione di Dio».
Le due ali — fede e ragione — non si escludono. Si cercano. E insieme, come ci mostra questo piccolo grande libro, permettono un volo che nessuna delle due potrebbe compiere da sola.








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